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Il Ministero della difesa e quello delle infrastrutture devono risarcire, per omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica, la compagnia aerea Itavia, fallita dopo l'abbattimento del suo DC-9 caduto in mare il 27 giugno 1980 con 81 vittime per "l'esplosione esterna dovuta a missile lanciato da altro aereo". Daria Bonfietti, durante l'incontro con le Istituzioni in occasione del 38° anniversario, rivolge un appello in particolare al Governo appena insediato "per operare con determinazione sia a livello internazionale, per ottenere risposte adeguate alle rogatorie, sia sul piano interno per una puntuale attuazione della Direttiva Renzi che deve permettere effettivamente di rendere pubblica tutta la documentazione delle Amministrazioni dello Stato sulle stragi. Crediamo ancora che sia possibile la piena verità sulla strage di Ustica e per questo è necessario dare in ogni modo sostegno all'impegno della Magistratura". Un pensiero speciale poi è andato al Museo che con la collaborazione delle Istituzioni comunali è diventato parte importante della vita culturale della città, a cominciare dal rapporto con le scuole. "Abbiamo uno straordinario numero di visite di scolaresche che si incontrano in momenti di accrescimento e di consapevolezza, nel rapporto con la didattica del MAMbo e con l'esperienza maturata dall'Associazione nell'ambito della collaborazione con il Miur." Scrive monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ai parenti delle vittime apprezzando la "serie di eventi così significativi e pieni di bellezza e arte" organizzati. "Esattamente il contrario della follia che ha spezzato la vita dei vostri e nostri cari nei cieli di Ustica. Mi ha sempre colpito come accompagnate il ricordo e il dolore con la bellezza e la luce. È la ricerca e la difesa dell'umanità che quanti sanno e non dicono offendono e rendono ripugnante, confermando che davvero l'uomo è il lupo dell'uomo. Cercando la giustizia proprio perché illuminati dalla bellezza e non resi bui dal male e dalle complicità dell'uomo voi ci coinvolgete nella vostra ricerca di restare umani nonostante tutto anzi di esserlo ancora di più. È proprio la sfida che abbiamo sempre e che ci aiutate con la vostra intelligenza e sofferente bellezza ad affrontare con più determinazione. Auguri di tutto cuore".

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio all'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, in occasione del 37° anniversario della tragedia, scrive: "Alla domanda di giustizia le Istituzioni hanno il dovere di dare risposta, percorrendo fino in fondo la strada della verità e facendo onore alla professionalità e alla dedizione di uomini dello Stato che sono riusciti ad aprire questo cammino superando ostacoli e difficoltà". Il presidente del Senato Pietro Grasso dichiara: "Le innegabili opacità di questi anni hanno finora impedito una ricostruzione complessiva degli eventi di quella notte. Non per questo possiamo abbandonare l'impegno perché sia fatta giustizia: dobbiamo anzi, proprio in questo triste giorno ribadire la nostra volontà di non cedere alla rassegnazione." Laura Boldrini, presidente della Camera, si rivolge ai familiari: "Nel giorno in cui si rende omaggio alle ottantuno vittime della strage di Ustica, rinnovo a voi familiari e alla vostra Associazione la vicinanza della Camera dei Deputati e quella mia personale. Vi sono riconoscente per la straordinaria dimostrazione di tenacia che avete saputo dare per un tempo insopportabilmente lungo. È la tenacia che è stata richiesta, nella vita della nostra Repubblica, a tutti coloro che reclamavano verità sulle stragi". "Constatiamo dolorosamente - osserva però Daria Bonfietti - che le indagini della Magistratura languono per la mancata collaborazione internazionale. Non giungono risposte adeguate alle rogatorie, è quindi evidentemente insufficiente l'azione diplomatica che il Governo sarebbe tenuto comunque a fare; perché non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo davanti ad un fatto che intacca profondamente la dignità nazionale per la evidente violazione dei confini". E denuncia la mancanza della "documentazione adeguata" e "come si stia rivelando estremamente deludente l'operazione di trasparenza che era stata promessa con la Direttiva Renzi, che obbligava le varie Amministrazioni dello Stato a rendere pubblica, senza vincoli, la documentazione riguardante le stragi di questo ultimo cinquantennio. L'allora presidente del Consiglio Renzi aveva chiesto un impegno attento e coerente, affinché la Direttiva fosse effettivamente rispettata, per mettere a disposizione ogni genere di documentazione in giacenza presso Ministeri e altre Istituzioni dello Stato. In particolare Bonfietti esprime un giudizio ampiamente negativo sull'applicazione della Direttiva per quanto riguarda Ustica: "Sono messi a disposizione documenti in gran parte già noti, manca quasi totalmente la documentazione coeva ai fatti. Emergono situazioni inaccettabili da ogni punto di vista: ad esempio la mancanza quasi assoluta di documentazione del Ministero dei trasporti, lo Stato maggiore della Marina non ha documentazione per gli anni '80-'86, fino a scendere, in un panorama sempre più negativo, alla Prefettura di Bologna che non ha depositato nessuna documentazione".
Esce "Ustica", un film scritto e diretto da Renzo Martinelli che aveva già realizzato "Vajont - La diga del disonore", "Piazza delle Cinque Lune" e "Porzûs". L'emittente francese Canal Plus manda in onda il documentario-inchiesta "Incidente di Ustica, un errore francese?" del giornalista Emmanuel Ostian che illustra la tesi dell'operazione militare francese partita dalla base di Solenzara. In Italia sarà trasmesso da Canale 5. Si susseguono intanto a Palermo le condanne in sede civile ai Ministeri della difesa e dei trasporti, confermate anche in Appello e in Cassazione. Il disastro del volo Itavia, secondo il Tribunale civile, "fu causato con 'elevata probabilità' da un evento esterno alla carlinga dell'aereo", affermazione che ribadisce di fatto le conclusioni della sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore. È quello che ripete Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage, anche nel convegno che si svolge in Consiglio regionale della Toscana a Firenze "Strage di Ustica: cosa avvenne nei cieli", ospitato dalla Lega nord. Quella della strage di Ustica “è una verità negata fin dall'inizio, la si poteva dire subito ma lo abbiamo scoperto solo dopo, e questo nascondimento della verità da parte di uomini dello Stato è drammatico. Oggi a 36 anni di distanza sappiamo che il DC-9 è stato abbattuto all'interno di un episodio di guerra aerea e che quindi non fu un cedimento strutturale, come era stato sostenuto all'inizio dagli uomini dell'Aeronautica. Drammaticamente manca ancora l'ultimo pezzo, ovvero gli autori, i responsabili dell'abbattimento di un aereo civile in tempo di pace". In occasione del 36° anniversario dell'abbattimento del DC-9, Simonetta Saliera, presidente dell'Assemblea legislativa regionale, spiega: "Quest'anno abbiamo voluto contribuire a raccontare l'esperienza fatta dai ragazzi delle scuole medie 'Zappa' di Bologna in visita al Museo per la Memoria di Ustica. Un'esperienza dalla quale è nato lo spettacolo 'È ora. È adesso', da cui è tratto un video che abbiamo deciso di mettere a disposizione gratuita di tutti i Comuni e di tutte le biblioteche pubbliche dell'Emilia-Romagna. Perché, come ci ha insegnato Libero Gualtieri, indimenticato presidente della Commissione Stragi e già illustre consigliere regionale dell'Emilia- Romagna prima di diventare senatore della Repubblica, la ricerca della verità e la memoria sono due fondamentali pilastri della vita democratica: chi sceglie la via dell'indifferenza è condannato a rivivere le pagine peggiori del proprio passato".

Le richieste degli storici e il confronto con la politica rappresentano il senso dell'incontro organizzato dall'Associazione in collaborazione con l'Istituto Storico Parri, che conserva nel suo
archivio tutta la documentazione dell'Associazione. L'Istituto può essere davvero testimonianza dell'importanza della conservazione e di un corretto uso delle fonti storiche Da partire da questa esperienza si apre una discussione che ha come riferimento specifico la declassificazione e la consegna all'Archivio centrale dello Stato della documentazione riguardante le stragi nel nostro Paese, dal 1969 al 2004, in base alla Direttiva del Governo Renzi del 2014 Sono intervenuti Luca Alessandrini, Daria Bonfietti, Claudio De Vincenti, Fulvio Cammarano, Leopoldo Nuti, Mirco Dondi, Stefano Vitali, Giovanni De Luna. Dalle indicazioni di questo convegno nascerà il Comitato consultivo sulle attività di versamento della documentazione.
Un convegno, "1980. L'Anno di Ustica", si svolge a Bologna per comprendere, dal punto di vista storico, quello che accadeva nell'area del Mediterraneo nell'anno in cui un DC-9 si inabissò nel mare di Ustica, trascinando verso la morte 81 persone. "L'appello per l'impegno risolutivo a livello internazionale per il raggiungimento della verità definitiva sulla vicenda di Ustica è risuonato con decisione nelle manifestazioni per il 35° anniversario della strage" dichiara a Bologna Daria Bonfietti. Un appello ancora più esplicito è nel messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, letto in occasione dell'incontro ufficiale con il sindaco di Bologna Virginio Merola e che ha trovato concordi sia i rappresentanti delle Assemblee elettive dell'Emilia-Romagna e della Sicilia, sia i parlamentari delle Commissioni Giustizia, Difesa ed Esteri che hanno rappresentato a Bologna ufficialmente la Camera dei deputati. "È l'elemento di grande rilevanza di questo anniversario al quale voglio aggiungere la mia grande soddisfazione - prosegue Daria Bonfietti - un successo che ha ulteriormente contribuito alla grande e diffusa adesione di richiesta di verità e giustizia, simbolicamente rappresentata nel concerto di Battiato, in un emozionante abbraccio ideale tra Bologna e Palermo". A proposito della desecretazione degli archivi, Bonfietti dichiara: "Simbolicamente Renzi aveva mostrato che la trasparenza degli atti era un valore. Purtroppo l'applicazione non sta seguendo le aspettative. Pur capendo le difficoltà, non comprendiamo quali criteri siano stati usati, quali carte vengano buttate lì in maniera molto improvvisata, e spesso anche inutile. Non pensavamo certo di trovare la pistola fumante in quelle carte, ma ci pareva importante il messaggio di trasparenza da parte dello Stato. Un anno dopo, però, nulla di rilevante è accaduto". La presidente dell'Associazione continua: "Dal 1999 sappiamo che l'aereo è stato abbattuto all'interno di uno scenario di guerra, ci sono sentenze della Cassazione che riconoscono la responsabilità dei Ministeri della difesa e dei trasporti. E anche in sede civile alcuni familiari cominciano a ottenere le prime vittorie. È sempre più impossibile e inaccettabile che il mio Paese non abbia la forza di chiedere chi ha abbattuto quel DC-9. Mi offende come cittadina questa mancanza di dignità. Continueremo a chiedere con molta rabbia e determinazione al presidente del Consiglio, al presidente della Repubblica, al Governo e alle diplomazie, di attivarsi in maniera diversa, di imporre e di indurre comportamenti e risposte da parte di Paesi amici e alleati". Alla Camera si ratifica la Convenzione di Bruxelles del 2000 sull'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione e si dà delega al Governo per la sua attuazione, oltre che per la riforma dell'estradizione. Questa ratifica è rilevante nell'ambito dell'inchiesta su Ustica: l'attuazione, a 14 anni dalla firma, è stata richiesta dall'Associazione quando Daria Bonfietti ha iniziato gli incontri con parlamentari europei e anche il presidente del Parlamento europeo Schultz aveva rivelato che non si poteva chiedere nessuna collaborazione europea in mancanza di una ratifica da parte italiana del trattato.

Pare aprirsi una nuova fase nelle indagini: autorità italiane e francesi sono impegnate in una collaborazione "proficua" sulla vicenda di Ustica. Alcuni magistrati romani interrogano militari francesi presenti nella base aerea di Solenzara riguardo ai movimenti di mezzi aerei e navali sul Mar Tirreno la sera del 27 giugno 1980, quando l'aereo dell'Itavia precipitò, tra le isole di Ponza e Ustica. Si può accertare che contrariamente alla tesi ufficiale che sosteneva la chiusura della base, Solenzara era in funzione, ma non si permette poi di accertare lo specifico delle attività .. Negli ambiti istituzionali e presso l'opinione pubblica è molto sentito il tema della consultazione degli atti conservati dalle pubbliche amministrazioni e, in particolare, dagli organismi di intelligence: sono un contributo importante per la ricostruzione di eventi che nei decenni passati hanno segnato la storia del Paese. Nella Direttiva del 22 aprile il presidente del Consiglio Matteo Renzi scrive: "Allo scopo di corrispondere favorevolmente a tali aspettative, reputo necessario intraprendere da subito e in via straordinaria un percorso con l'obiettivo di rendere conoscibili in tempi ragionevoli, tenendo conto anche delle complesse operazioni a tal fine necessarie, gli atti relativi ad alcuni dei più significativi eventi sui quali si registra un ricorrente interesse. A questo fine, si procederà al versamento della documentazione agli archivi di Stato, anticipando significativamente i tempi di versamento, di norma previsti in almeno 40 anni dalla cessazione della trattazione corrente, che può avvenire anche a distanza di molto tempo dall'evento cui gli atti si riferiscono. Per il raggiungimento delle finalità indicate, sulla base anche della positiva esperienza compiuta in relazione al carteggio sul sequestro e sull'uccisione dell'onorevole Moro, che ha consentito negli scorsi anni di rendere disponibili gli atti per la consultazione con largo anticipo rispetto ai tempi prescritti, preso atto che non esiste in materia segreto di Stato, dispongo perciò in via preliminare che si dia luogo alla declassifica della documentazione relativa a gravissime vicende avvenute da un trentennio e, specificamente, degli atti concernenti gli eventi di Piazza Fontana a Milano (1969) di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di Piazza della Loggia a Brescia (1974), dell'Italicus (1974), di Ustica (1980), della stazione di Bologna (1980), del Rapido 904 (1984)"
La strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di un'esplosione interna al DC-9 Itavia, e lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar, la sicurezza dei cieli. Lo ribadisce la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento. "Si può tirare un sospiro di sollievo su questa sentenza, che finalmente mette la parola fine alla vicenda. [ ... ] Ustica è l'epilogo di una storia già scritta da capi di stato e servizi segreti che volevano l'eliminazione di Gheddafi che intralciava i loro sogni di possesso e di mantenimento del dominio sul petrolio e sul gas di cui era in possesso". Lo dice l'ex giudice Rosario Priore intervenendo all'Assemblea regionale siciliana durante una seduta di commemorazione delle vittime della strage di Ustica, alla presenza della presidente della Camera, Laura Boldrini. "Le colpe non sono solo esclusive delle due parti - dice ancora Priore - colpe ce n'erano anche del nostro Paese che nei confronti del dittatore libico aveva posto in essere una politica d'azzardo. A tutti facevano gola le ricchezze africane". "La memoria di quella tragica notte e delle innocenti vittime del disastro richiama il dovere di tutte le istituzioni di sostenere le indagini tuttora in corso per accertare responsabilità - nazionali e internazionali - rimaste coperte da inquietanti opacità e ombre". È quanto afferma Giorgio Napolitano.

Non c'è alcuna diffamazione nel dépliant che viene distribuito ai visitatori del Museo per la Memoria di Ustica di Bologna. Lo stabilisce la Procura di Bologna che chiede l'archiviazione per la querela presentata dal generale Lamberto Bartolucci, capo di Stato maggiore dell'Aeronautica ai tempi del disastro del DC-9. Si chiude così una vicenda particolarmente "sgradevole" che era iniziata con un chiaro abuso di potere dell'onorevole Giovanardi che, forte della carica di governo, prima aveva organizzato - per sostenere la tesi della bomba a bordo - una conferenza stampa e poi, avvalendosi dell'accondiscendenza del commissario Cancellieri, aveva imposto il ritiro dell'opuscolo illustrativo. Ma ben più importanti sentenze arrivano da Roma e Palermo. La Corte d'Appello di Roma condanna, per omessa attività di controllo e sorveglianza, i Ministeri della difesa e dei trasporti a risarcire le Aerolinee Itavia. Che, ricordiamolo era stata portata al fallimento dalla tesi del cedimento strutturale. E ancora la Terza sezione civile della Corte di Cassazione condanna i Ministeri dei trasporti e della difesa a risarcire alcuni i familiari dei passeggeri del volo del DC-9

Nella ricorrenza del 31° anniversario il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio ai familiari delle vittime della strage di Ustica afferma: "L'iter tormentoso di lunghe inchieste e l'amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati non hanno consentito l'esauriente ricostruzione della dinamica dell'evento e l'individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l'impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere le indagini tuttora in corso. Ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto". Il presidente richiama dunque l'importanza dell'apporto internazionale e Daria Bonfietti si rivolge all'Europa per chiedere un contributo al raggiungimento della verità completa per la strage di Ustica: si reca a Bruxelles per incontrare alcuni europarlamentari di Francia, Inghilterra, Germania e Belgio, tutti i paesi nei confronti dei quali l'Italia ha avviato rogatorie, rimaste per lo più inevase. L'incontro dei parenti Lina Gambino, Fortuna Davì e Daria Bonfietti con i parlamentari dei vari paesi è stato organizzato dagli europarlamentari David Sassoli, Salvatore Caronna e Sergio Cofferati. Confermando ancora la sentenza-ordinanza di Priore, i Ministeri della difesa e dei trasporti sono stati condannati dal Tribunale Civile di Palermo (giudice Paola Proto Pisani) al risarcimento per i parenti delle vittime della strage di Ustica difesi dagli avvocati Alfredo Galasso, Daniele Osnato, Massimiliano Pace, Giuseppe Incandela, Fabrizio e Vanessa Fallica, Gianfranco Paris. Il Tribunale, ricostruendo i fatti accaduti la sera del 27 giugno 1980, ha ritenuto responsabili i Ministeri per non avere garantito la sicurezza del volo civile dell'Itavia, ma anche per l'occultamento della verità con depistaggi e distruzione di atti. A Bologna invece il commissario governativo per il Comune, Anna Maria Cancellieri, paga un tributo al sottosegretario Carlo Giovanardi che continua ostinatamente a sostenere l'ipotesi dell'incidente causato da una bomba a bordo: fa ritirare il depliant che correda il Museo per la Memoria di Ustica. Il commissario, con una tempistica davvero inspiegabile, cioè nell'ultima giornata di apertura del Museo prima dell'insediamento del nuovo sindaco, colpisce l'autonomia delle Istituzioni culturali della città di Bologna Il sindaco Virginio Merola, appena eletto, annuncia che il dépliant tornerà subito al suo posto perché, precisa il nuovo assessore alla cultura di Bologna Alberto Ronchi: "Nei musei di Bologna materiali distribuiti vengono decisi dall'Amministrazione, non ci può essere qualcuno che da fuori ci viene a dire cosa distribuire".

È il 30° anniversario della strage e il mondo politico si stringe attorno all'Associazione. Particolarmente efficaci le parole di Romano Prodi: "Cosa avremmo saputo della strage senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione?". L'Associazione "ha saputo unire tante voci in un'unica voce che ha tenuto viva per anni e anni l'attenzione su questa tragedia: una richiesta di giustizia che riguarda la salvaguardia dei valori democratici". Ai parenti Prodi dice: "Avreste potuto trasformare il vostro dolore in volontà di vendetta e in rancore, al contrario avete cercato di migliorare il tessuto civile della comunità nazionale promuovendo verità, conoscenza e valori: ci avete costretto a riflettere sulla democrazia e sulla sua messa in pratica". L'Associazione "ha svolto un'obiettiva funzione civile contro l'oblio, grazie alla forza della memoria, valore fondante di ogni società", perché "la storia non può essere scritta solo nelle aule giudiziarie e la politica deve fare la sua parte: e di fianco ai magistrati ci sia allora anche la politica”. Walter Veltroni dichiara: "È il momento che il Governo italiano faccia sentire la propria voce con i partner europei che hanno il dovere di dire la verità su quella notte ... Ora ci sono le condizioni per arrivare alla verità ... Questo Paese ha diritto di sapere la verità sulla sua storia o si consegna l'Italia alle tenebre, mentre ha diritto di avere un po' di sole". "Mi vergogno a parlarne dopo 30 anni e dire alle famiglie che c'è ancora da scavare sulla verità". Così Rino Formica, che era ministro dei Trasporti quando precipitò il DC-9 dell'Itavia, il 27 giugno 1980. "Questo è un sistema politico che non conta niente. Quando si rideva della storia del missile fui il primo al Senato, di fronte a tutti i gruppi parlamentari che accettavano la teoria del 'cedimento strutturale', ad affermare: attenti, potrebbe essere stato qualcosa di esterno. Era la tesi del generale Rana" che, "valutando i dati dei radar" riteneva "razionalmente possibile" l'ipotesi che fosse stato un missile ad abbattere l'aereo. A Montegrotto sono inaugurati un monumento e una via dedicata ai coniugi Giulia Reina e Giuseppe Lachina, due cittadini che persero la vita nella strage di Ustica. La radio bolognese "Radio Città del Capo" lancia una campagna informativa per chiedere la verità sulla strage attraverso i principali giornali online francesi. La conferma della condanna dei Ministeri dell'interno, dei trasporti e della difesa a risarcire alcuni familiari delle 81 vittime del disastro aereo di Ustica, dimostra che "anche i giudici civili - secondo Bonfietti - riconoscono la responsabilità di Stato; la presa di posizione di Cossiga è stata importante, tutto va in quella direzione". Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi convoca in novembre a Bologna una conferenza stampa, per ribadire che a causare l'inabissamento del DC-9 fu una bomba. Critica il dépliant informativo del Museo per i riferimenti ai ripetuti depistaggi avvenuti per mano di parti dello Stato. Daria Bonfietti commenta così la dichiarazione di Giovanardi: "è un'intimidazione alla Magistratura che sta indagando". Il direttore dell'Istituto Storico Parri Luca Alessandrini e il presidente Alberto De Bernardi difendono il lavoro storiografico che ha portato alla redazione del materiale che accompagna dal 2009 la visita al Museo.

Attorno al Museo per la Memoria di Ustica inizia una nuova attività dell'Associazione: riempire il giardino antistante, facendolo vivere con spettacoli che possano simbolicamente abbracciare il Museo. Inizia la rassegna teatrale "II nuovo teatro e la memoria", coordinata da Cristina Valenti, docente dell'Università di Bologna. I primi eventi prevedono la rappresentazione dei progetti finalisti del "Premio Scenario per Ustica", un premio per il giovane teatro civile che l'Associazione ha promosso insieme all'Associazione Scenario con la collaborazione dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, poi è la volta di "Ghost in the machine" di Teatrino Clandestino e Progetto Milgram, di "Per mosse d'anima", testi di Luigi Pirandello letti da Enzo Vetrano e Stefano Randisi. La rassegna continua con "Italiani cingali" di Mario Perrotta del Teatro dell'Argine e si conclude con "Radio clandestina" di Ascanio Celestini. Per tutte le serate, oltre agli spettacoli, sono in programma anche visite guidate gratuite al Museo per la Memoria di Ustica, le cura il MAMbo, Museo d'Arte Moderna di Bologna, che accompagna alla scoperta dell'allestimento dell'artista Christian Boltanski.

Il presidente emerito Cossiga continua nelle sue dichiarazioni: "Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo". Lo dichiara a Sky Tg24, "La tesi - prosegue il presidente emerito della Repubblica - è che i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro". È un completo ribaltamento delle posizioni ufficiali. Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, incalza: "È allucinante che in un Paese civile un ex presidente della Repubblica, un ex presidente del Consiglio, dica queste cose e nessuno si muova". La Procura di Roma riapre l'inchiesta, dopo aver convocato e sentito come testimoni Francesco Cossiga e Giuliano Amato. I pm Maria Monteleone e Erminio Amelio aprono la nuova indagine per verificare, anche attraverso una rogatoria con la Francia, le dichiarazioni di Cossiga e identificare i responsabili militari transalpini. L'Associazione ricorderà che le dichiarazioni fatte da Francesco Cossiga non sono sufficienti, è necessaria, infatti, "la volontà politica di andare fino in fondo", altrimenti le indagini "finiranno per fermarsi di nuovo".

Finisce con l'assoluzione dei generali la vicenda processuale: "II fatto contestato non è più previsto dalla legge come reato". Mentre ancora sono accese le polemiche, parla inaspettatamente Francesco Cossiga in un'intervista radiofonica a "Baobab": "Con la strage di Ustica il colonnello Gheddafi non c'entra niente, non lo dico il Paese che a mio avviso ha mandato l'aereo ... e che ha puntato male il missile". È una dichiarazione che fa scalpore perché Cossiga aveva sempre affermato di essere stato informato di "un cedimento strutturale"; al contrario, ora esprime la convinzione "che l'aereo italiano caduto a Ustica fosse stato abbattuto per errore da un caccia alleato con un missile non a impatto ma a risonanza che, nascosto al radar avversario, aveva acquisito un obiettivo ostile e sbagliò l'angolo di lancio. Mi indicò questa ipotesi il direttore del Sismi ammiraglio Martini quando io presidente della Repubblica, su richiesta dell'Associazione delle Vittime e in particolare della collega Bonfietti, donna coraggiosa, forte, risoluta e prudente, sollecitai perentoriamente il Governo, dietro suggerimento del mio consigliere militare Nardini, a provvedere al recupero del relitto, cosa che non si era fatta ... perché troppo difficile e costosa". Un relitto di un aereo con il museo costruito tutt'intorno, a partire dall'installazione dell'artista contemporaneo Christian Boltanski: è il Museo per la Memoria di Ustica, il frutto di un'idea lanciata dall'Associazione Parenti delle Vittime negli anni '90 e realizzato nel giro di un anno da quando il relitto del DC-9 è stato riportato a Bologna. "È un'opera in cui abbiamo creduto moltissimo - ha spiegato Daria Bonfietti - perché vogliamo ricordare, capire, andare avanti nella ricerca della verità". Il museo è all'interno di tre vecchi depositi delle tramvie inutilizzati ed è stato finanziato da Comune e Provincia di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministeri di Grazia e Giustizia e dei Beni Culturali. L'opera di Boltanski, donata dall'artista francese, è un'installazione che non solo ha rimesso insieme quello che resta dell'aereo, ma l'ha anche circondato di 81 specchi, di 81 voci, di 81 lampadine che provano (con un crescere e diminuire d'intensità) a restituire alle 81 vittime almeno il respiro della memoria. Compito di un artista non è cercare la verità e l'impegno civile, Boltanski non vuol sostituirsi né alla storia né alla magistratura. "Ho voluto ricostruire la memoria della catastrofe ma con gli specchi anche far partecipare ogni spettatore". Un "salutare pugno nello stomaco", così lo definisce il ministro per i Beni e le Attività culturali, Giovanna Melandri, durante la cerimonia di inaugurazione: un luogo che restituisce un pezzo di giustizia all'enorme ingiustizia del silenzio. In occasione dell'anniversario, la sera del 27 giugno viene rappresentata un'orazione civile "Ultimo volo" realizzata da Pippo Pollina; sul palco il Palermo Acoustic Quartet con i professori d'orchestra degli Archi della Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Dimitri Jurowski. Musiche, canzoni d'impegno civile si alternano a dialoghi interpretati da Daniela Piccari e Vito, e monologhi scritti e letti dal filosofo Manlio Sgalambro. La Sezione II Civile del Tribunale di Palermo condanna i Ministeri dei trasporti e della difesa per i loro comportamenti nella vicenda di Ustica.

In maggio Raffaela Bruni, direttore del settore Edilizia e Patrimonio del Comune di Bologna, prende in consegna il relitto del DC-9 e dà il via alla realizzazione del Museo per la Memoria di Ustica. Iniziano le operazioni di smontaggio delle migliaia di brandelli dell'aereo recuperati in fondo al mare e attaccati a uno scheletro di ferro realizzato per ricostruire la carcassa ad uso delle perizie. Per due mesi lavorano dipendenti comunali e Vigili del fuoco, diretti dall'ingegner Gregorio Agresta. "Prima abbiamo diviso il relitto in tre parti costruendogli attorno una seconda gabbia di protezione - racconta Modesto - poi abbiamo rinforzato le parti più deboli e solo alla fine abbiamo iniziato le operazioni di carico". Tutti i pezzi, prima dello smontaggio, sono stati rinumerati secondo la numerazione originale dei reperti. Mezzi speciali trasportano il DC-9 a Bologna; sui primi tre i tronconi principali dell'aereo: lo scheletro della prua e cinque brandelli di metallo, 12 oblò del corpo centrale e la 'A' finale di Itavia, pezzi di carlinga piuttosto grandi. Su altri due mezzi viaggiano i pezzi più voluminosi: il troncone di coda e l'ala destra. In camion chiusi è caricato tutto ciò che non è materiale metallico: salvagenti, sedili, cinture di sicurezza, frigorifero di bordo, effetti personali dei passeggeri. Il convoglio parte da Pratica di Mare nella notte. Come 26 anni prima il DC-9 riattraversa l'Italia e l'Appennino: quella notte lo fece in cielo e con le sue forze, scendendo verso sud e sparendo dai radar nel punto "Condor" sopra il Mediterraneo. Stavolta, invece, lo fa percorrendo l'A1, adagiato su camion che viaggiano molto lentamente, scortati dalla Polizia stradale. Il mattino successivo il convoglio è a Bologna dopo circa 12 ore di viaggio: davanti alla caserma dei Vigili del fuoco lo attendono il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, tutte le autorità di Provincia e Regione e i rappresentanti dell'Associazione. "Caterpillar" (Rai Radio 2) racconta in diretta il lungo viaggio notturno con le voci di molti che hanno intrecciato la loro vita con questa vicenda: Massimo Cirri, Daria Bonfietti, Erminio Amelio, Alessandro Gamberini, Marco Paolini, Sergio Cofferati, Andrea Purgatori, Marco Risi, Daria Lucca. "Quello che è arrivato oggi a Bologna non è solo una cosa inanimata, un relitto, ma è un punto nella storia della città - sottolinea il sindaco Cofferati - la comunità bolognese ha vissuto drammaticamente quei momenti e ha continuato a ricordare con una compattezza significativa. Ricordare, per evitare che si ripetano avvenimenti di questa natura, è fondamentale per chi li ha vissuti e ancora di più per chi li trova, o li dovrebbe trovare, nei libri di scuola". A Palermo intanto i giudici del Tribunale civile cominciano a emettere sentenze di colpevolezza per i comportamenti dei Ministeri della difesa e dei trasporti In occasione del 26° anniversario della strage Daria Bonfietti sottolinea: "Dalla recente legge per le vittime del terrorismo (n. 206/2004) sono stati esclusi due tragici eventi che hanno particolarmente colpito la città di Bologna, Ustica e la vicenda della Uno Bianca. Per rimediare a questa inaccettabile ingiustizia, parlamentari di tutti gli schieramenti hanno presentato un disegno di legge: chiediamo che tale iniziativa venga ripresa con forza".


L'ex presidente dell'Itavia Aldo Davanzali muore all'età di 83 anni. Si può ben dire che la sua vita sia stata spezzata dalla tragedia di Ustica e dal "conseguente" fallimento della compagnia Itavia. II DC-9 Itavia, inabissatosi in mare con 81 passeggeri a bordo la notte del 27 giugno 1980, faceva parte della sua compagnia e dopo la strage fu ingiustamente accusato di aver armato una “bara volante": così vide crollare la sua attività imprenditoriale. Davanzali però non si arrese mai alla tesi del cedimento strutturale dell'aereo e si batté per anni perché fosse resa giustizia alla sua reputazione e alla sua compagnia. Le conclusioni del giudice Priore gli hanno dato ragione. In seguito, Davanzali ha intrapreso cause, per avere dallo Stato un risarcimento per danni materiali e morali, che avranno esito positivo "Era un uomo di straordinaria intelligenza, inventiva e tenacia - dice il suo legale Scaloni - non si arrendeva mai e ha sempre creduto che un giorno avrebbe ottenuto giustizia". L'industriale lascia due figlie. "Mio padre si ammalò subito dopo Ustica. Era rimasto un uomo solo, senza lavoro. Era un imprenditore importante ad Ancona. In un momento tutti gli hanno voltato le spalle, anche le banche. Ha perso ogni cosa". Al termine di uno "sbrigativo" processo d'appello, il pm Maria Monteleone, concludendo la sua requisitoria, si rivolge alla Corte d'Assise di Appello di Roma affermando: "II disastro aereo di Ustica ha rappresentato uno degli episodi più tragici, dolorosi e vergognosi del nostro Paese per l'incredibile serie di depistaggi, boicottaggi e menzogne". Ed ha espresso a nome della Procura "forte rammarico perché non è stato identificato il nome dei diretti responsabili dell'abbattimento del DC-9, mandanti ed esecutori, anche se si spera sempre che in ogni momento sia possibile farlo. Nessuno intende rassegnarsi a lasciare impunito un delitto simile". Poi, parlando degli imputati Bartolucci e Ferri, per i quali è stata chiesta una condanna a sei anni e nove mesi di reclusione (di cui quattro anni condonati) per attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, il magistrato ha detto: "Non sappiamo perché hanno voluto impedire l'esercizio delle attribuzioni del Governo. Forse pensavano al mantenimento degli equilibri militari tra forze alleate, forse non intendevano compromettere la credibilità dell'Aeronautica militare, forse volevano salvaguardare la propria e l'altrui carriera. Forse la verità sta nella sintesi di tutte queste motivazioni. Di certo c'è che il fine di una ipotetica ragion di Stato non può trovare giustificazione nella serie di reticenze, omertà e distruzioni di prove, quando l'uso di tale fine implica l'impedimento della verità sulla morte di 81 persone". La Prima Corte d'Assise di Appello di Roma, presieduta da Antonio Cappiello, assolve l'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica generale Lamberto Bartolucci e il suo vice Franco Ferri ritenendo che i fatti contestati non sussistano.

La Terza Corte d'Assise di Roma, presieduta da Giovanni Muscarà, assolve i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo da tutte le accuse loro contestate Per un capo di imputazione, nei confronti di Ferri e Bartolucci, riguardante l'informazione alle autorità politiche della presenza di altri aerei la sera dell'incidente, il reato è considerato prescritto. L'assoluzione non significa che non fu commesso alcun reato: la Corte d'Assise, infatti, ha individuato responsabilità nelle condotte dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri in merito alle informazioni che hanno fornito, in maniera errata, alle autorità politiche. In particolare i giudici hanno evidenziato le informazioni errate fornite dai due alti ufficiali che esclusero il possibile coinvolgimento di altri velivoli la sera del 27 giugno 1980. La Sentenza chiude un dibattimento cominciato il 28 settembre 2000, nel corso del quale, in centinaia di udienze, sono stati ascoltati migliaia di testi. I pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli avevano chiesto la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro condonati, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. Per gli altri due generali, Zeno Tascio e Corrado Melillo, avevano chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto. "Nel quadro delle diverse contestazioni mosse agli imputati è emersa in termini oggettivi la fondatezza dei rilievi aventi ad oggetto specificamente l'omesso riferimento all'autorità governativa nel mese di luglio 1980 dei risultati dell'analisi dei dati emergenti dalle registrazioni del radar Marconi e, nella nota del 20 dicembre 1980, la disinformazione in merito al possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei". "Una sentenza chiarissima, quella della Terza Corte d'Assise di Roma, che restituisce l'onore agli imputati accusati di depistaggi sulla vicenda di Ustica" commenta il generale Enrico Pinto, coordinatore del Comitato studi su Ustica. "È un momento molto faticoso per me, ma io non mollo" ha detto la signora Fortuna Davi, moglie di una delle vittime della strage di Ustica, al momento della lettura della sentenza nell'aula bunker di Rebibbia. "Bisogna ricordarsi - ha aggiunto tra le lacrime - che 81 cittadini italiani sono morti. Il certificato di morte di mio marito dice: cittadino morto in mare. Questa è la mia fatica, questo il motivo per il quale non voglio mollare". In occasione dell'anniversario il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scrive in un messaggio indirizzato ai parenti delle vittime che si incontrano a Bologna: "II ricordo delle vittime di Ustica è sempre vivo in me e mi spinge a confermare ai familiari la mia piena solidarietà, confortato dalla considerazione che la tenace volontà di accertare le cause di un evento che ha generato tanto dolore, ha dato, dopo tanto tempo, importanti frutti di verità".

La "questione della verita" è stata risolta dalla sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore quando ha scritto che "l'incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è successo". Ma, sostiene Daria Bonfietti: "Dal giorno della verità il Governo italiano avrebbe dovuto attivarsi per chiedere conto ai Paesi coinvolti, Usa, Francia e Gran Bretagna (velivoli delle tre nazioni erano presenti in quei cieli e in quelle ore) delle loro attività. Dai tempi del Governo Prodi-Veltroni, che chiesero la collaborazione dei tecnici della Nato per aiutare il giudice Priore, non ci sono stati invece più atti in questa direzione. Ultimamente si sono avute tracce di pesanti interferenze americane: sospetti di operazioni di intercettazioni nei confronti di Giuliano Amato, presidente del Consiglio, e di Salvo Andò, ministro della Difesa, e di interferenze nei lavori delle Commissioni peritali". Queste notizie vengono da un dossier che un ricercatore americano ha messo a disposizione dell'Associazione. Si tratta di un "diario", ampiamente censurato, che però permette di documentare un costante interessamento dell'ambasciata Usa a Roma alla vicenda Ustica, sia con l'attenta osservazione della stampa, sia con la presenza di "informatori" nelle fasi cruciali delle indagini e delle perizie, sia con pressioni su esponenti politici. Intanto a Tripoli Mu'ammar Gheddafi, durante un lungo discorso in occasione del 34° anniversario della Rivoluzione libica, sostiene che il DC-9 Itavia caduto a Ustica fu abbattuto da aerei Usa, perché gli americani credevano che a bordo ci fosse proprio il leader libico, che volevano eliminare. Gheddafi in questa occasione spiega che la Libia ha pagato gli indennizzi tanto per le 270 vittime di Lockerbie (dicembre '88) quanto per le 170 dell'esplosione del DC-10 Uta nei cieli del Niger (settembre '89): era necessario voltare pagina nei rapporti internazionali, cancellare il passato e andare avanti verso un futuro di pace, di sviluppo, un futuro migliore per tutta l'umanità. Ma proprio in questo contesto ha voluto ribadire le responsabilità di altri Stati per la vicenda Ustica. "Le vittime di Ustica siamo tutti noi cittadini; Ustica è un patrimonio nostro". Esordisce con questa frase suggestiva il pm Erminio Amelio, cominciando la requisitoria al processo per la strage. I depistaggi sul disastro di Ustica ci furono. E la mancata comunicazione al Governo di notizie, alcune delle quali definite allarmanti dagli stessi Stati maggiori dell'Aeronautica, impedì agli organi preposti l'adozione delle iniziative adeguate. Sono queste le conclusioni dell'accusa al processo.

"L'incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro i nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto". Così affermava la sentenza-ordinanza del giudice Priore e le spiegazioni, dopo lo straordinario lavoro di distruzione compiuto in Italia, possono venire solo da paesi amici e alleati che, come hanno dimostrato le indagini, avevano aerei in attività nei nostri cieli nella notte della tragedia Reperire documentazione all'estero diventa dunque sempre più un'esigenza dell'Associazione che si rivolge ai capi di Governo dei paesi aderenti alla Nato che incontrano a Pratica di Mare, proprio dove era conservato il relitto del DC-9 recuperato dal Tirreno, Vladimir Putin per siglare l'ingresso della Russia nel Consiglio dell'Alleanza Atlantica. La presidente afferma: "Siamo convinti che democrazie mature, che collaborano per il bene comune, possano e debbano avere la forza di guardare alle proprie vicende storiche con serenità e rigore, e cooperare per l'affermazione della verità, anche la più scomoda". Nella lettera, che è firmata anche da Gavino Angius, Tom Benetollo, Nando dalla Chiesa, Maurizio De Luca, Tana De Zulueta, Luigi Manconi, Ermete Realacci e Walter Vitali, si chiede ai presidenti "di riaffermare, proprio nel luogo simbolo di Pratica di Mare, i valori di solidarietà e collaborazione comuni tra i nostri paesi e di ricordare e onorare le vittime di quel tragico evento". "Nel recente passato - continua la lettera - il contributo fornito alla Magistratura italiana dalla Segreteria generale della Nato ha consentito di comprendere con maggiore chiarezza lo scenario di guerra ir cui avvenne l'abbattimento del DC-9 sul mare di Ustica. È questo un incontro storico che, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, segna l'inizio di una nuova era di rapporti tra gli Stati basata sull'amicizia e la cooperazione. Nella base militare di Pratica di Mare è custodito il relitto del DC-9 Itavia e richiama, in noi tutti, l'impegno civile per l'accertamento della verità". La senatrice Daria Bonfietti è impegnata in una visita in Libia insieme a una delegazione della Commissione esteri del Senato. Il viaggio prevede, fra i tanti appuntamenti, una visita alla residenza del colonnello Gheddafi danneggiata dal bombardamento Usa del 1986. Sono inoltre in programma incontri con il segretario del Comitato popolare generale per gli affari esteri (Ministero degli esteri) Abdel Rahman Shalgham e con il segretario del Comitato popolare generale per l'unità africana (Ministero per l'unità africana) Ali Abdussalam Treki. Daria Bonfietti incontra anche il segretario per gli Affari Esteri del congresso del popolo Suleiman S. Shahoumi al quale chiede informazioni sulle ripetute dichiarazioni di Gheddafi. La visita in Libia rappresenta un avvenimento di particolare rilevanza: sono importanti, infatti, gli elementi che hanno sempre avvicinato la Libia alla strage del DC-9: in particolare la presenza del Mig 23 caduto sulla Sila e le dichiarazioni del colonnello Gheddafi, che ha sempre sostenuto di essere l'obiettivo del missile sparato la notte del 27 giugno In una sala dell'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo viene presentato il libro "Punto Condor. Ustica: il processo", un approfondimento sulla tragica vicenda, scritto dai giornalisti Daniele Biacchessi e Fabrizio Colarieti.

Sulla tragedia di Ustica non è in gioco solo la ricerca della verità ma è in ballo anche una questione di dignità nazionale. Lo affermano, nel 21° anniversario della strage, i rappresentanti dell'Associazione ricevuti dai presidenti del Senato Marcello Pera e della Camera Pier Ferdinando Casini. La delegazione comprende anche il presidente dell'ARCI Tom Benetollo, il presidente delle ACLI Luigi Bobba, il presidente di Legambiente Ermete Realacci e gli onorevoli Walter Vitali e Luigi Manconi. Intanto a Bologna si lavora per un Museo per non dimenticare: tre miliardi di lire sono il finanziamento stanziato dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune di Bologna, dalla Provincia, dal Ministero di Grazia e Giustizia e dal Ministero dei Beni Culturali. Il luogo prescelto è a Bologna, in via Saliceto, nei capannoni dell'ex deposito Zucca dell'ATC, l'azienda dei trasporti della città. Lo annuncia Vera Negri Zamagni, vicepresidente della Regione, in occasione del 21° anniversario della strage; per il sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, c'è "la necessità di mantenere vivo il ricordo e l'attenzione su una vicenda avviata ad avere una soluzione dal punto di vista delle responsabilità. L'augurio sincero e l'impegno del Comune, per quello che riguarda le nostre competenze, è che non si spengano i riflettori su una strage che, solo dopo 21 anni, trova, con la sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore, le prime risposte. Bologna sarà sempre la sede della memoria di quanto è avvenuto, e svolgerà sempre la sua funzione di stimolare le autorità competenti per arrivare a una luce vera. Tentare di ottenere che si eviti che, nella coscienza dei singoli, il fatalismo e la rassegnazione prendano il sopravvento sulla voglia di sapere, di capire, di fare giustizia è, infine, il doveroso compito che spetta all'amministrazione comunale". L'Associazione non dimentica le altre stragi che hanno colpito il nostro Paese e Daria Bonfietti, nel trentaduesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, prende parte a Milano al dibattito "La giustizia, la politica, la verità: 30 anni di grandi processi". Sono presenti, tra gli altri, Giuliano Pisapia, Gianni Barbacetto, Andrea Purgatori, Peter Gomez, Nando dalla Chiesa e Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia. E tra l'altro dichiara: “È gravissimo che i responsabili restino impuniti. Per questo mi appello ancora una volta al Governo affinché si adoperi per consentire l'estradizione di Delfo Zorzi e fare in modo che venga infine consegnato alla giustizia".

Inizia nell'aula bunker di Rebibbia, davanti alla Terza Corte d'Assise di Roma, presidente Giovanni Muscarà, il processo per Ustica: sarà solo un processo parziale perché mancano gli esecutori materiali dell'abbattimento del DC-9 Itavia. Si processano soltanto militari per reati commessi nel periodo successivo all'incidente: non aver informato correttamente il Governo ai primi di luglio e aver sostenuto, fin verso la fine del 1980, la tesi del cedimento strutturale. "È stato molto duro sentire 'entra la Corte', una frase attesa per venti anni, senza però avere in aula gli autori materiali della strage" commenta Daria Bonfietti; la stessa composta commozione mostrano i familiari presenti componenti delle famiglie Ongari, Filippi, Torres, Ugolini, Giau Bonfietti, Davì, Lachina, De Dominicis, Pinocchio, Fontana, Fucarino, Cerami e Cammarata. Nel processo i difensori degli imputati chiedono che non siano accettati come parti civili i rappresentanti dei parenti delle vittime, ma la Corte accoglie la costituzione dei singoli familiari. Sottolineando l'attenzione allo scenario internazionale, il presidente dell'ARCI Tom Benetollo assieme all'Associazione rivolge un appello a Ciampi, presidente della Repubblica, e a D'Alema presidente del Consiglio: "Chiediamo comportamenti adeguati alla drammatica gravità del caso, e di intraprendere iniziative di grande vigore a livello internazionale per fare piena luce sui fatti e ridare all'Italia la sua dignità di Paese libero, integro nei suoi confini, tutelato nei collegamenti". Afferma Daria Bonfietti: “È più che mai importante avere un sussulto di dignità nazionale che, dinanzi all'eclatante lesione di sovranità subita dal nostro Paese, sappia imporre agli Stati coinvolti quella collaborazione necessaria per conoscere tutta la verità". "I-TIGI Canto per Ustica" è lo spettacolo con cui Bologna 2000, capitale europea della cultura, ricorda il 20° anniversario della strage. Protagonista è Marco Paolini, coautore del testo con Daniele Del Giudice; l'allestimento è proposto sia a Bologna sia a Palermo, "per unire nel ricordo due piazze e due città e con esse l'Italia che non dimentica". Significativa è la presenza in scena di un quartetto vocale: Giovanna Marini, Patrizia Bovi, Francesca Breschi e Patrizia Nasini. "Sarebbe bello - per l'attore bellunese - far sentire che nello spazio tra le due città ci sta dentro il resto dell'Italia che non sta a guardare, che non si chiama fuori da quel che le succede, che chiede giustizia e non vendetta, che non urla e non si agita, ma con ostinazione e pacatezza persegue il suo scopo".

"Fu un atto di guerra: è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto". Questa la conclusione sulla strage di Ustica del giudice Rosario Priore, titolare delle indagini dal 1990. La sua ordinanza ricostruisce tutte le fasi dell'accaduto, compresa la vicenda del Mig libico precipitato sulla Sila e indica una serie di reati commessi nei giorni successivi alla tragedia dai vertici dell'Aeronautica militare per nascondere e ostacolare la verità. Per i legali dell'Associazione, Alessandro Gamberini, Costantino Marini, Alfredo Galasso, Goffredo Garaffa e Alessandro Benedetti, che hanno sempre tenuto uno stretto legame con i parenti, "l'istruttoria è finalmente approdata a un esito coerente con le risultanze tecniche e con quelle investigative. Recenti perizie condotte dal giudice, anche sulla base di nuovi strumenti interpretativi forniti dalla Nato su richiesta del nostro Governo, hanno definitivamente dato conferma dello scenario di guerra". E continuano: "Abbiamo raggiunto la verità giudiziaria. Si tratta di prendere atto che nei nostri cieli è successo qualcosa di terribile, che impone necessariamente di aprire una questione di sicurezza e soprattutto di dignità nazionale. Ottantuno innocenti hanno perso la vita per un atto di guerra o di polizia internazionale. Neppure il sospetto di un fatto così terribile può essere sopportato e lasciato senza reazioni". L'Associazione, in un incontro con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, sottolinea l'esigenza di "operare in ogni direzione perché Stati alleati o amici diano precise spiegazioni sui fatti e sull'impiego e lo spiegamento delle loro forze aereonavali nell'immediatezza dell'evento". Daria Bonfietti ringrazia il rettore del Politecnico di Torino, professor Rodolfo Zich, per "l'apporto disinteressato e determinante" dei professori Franco Algostino, Mario Pent e Mario Vadacchino come periti di parte civile, sottolineando che "sono le affermazioni contenute nella sentenza- ordinanza del giudice Rosario Priore che danno la misura dell'importanza del contributo dei professori torinesi, a cominciare dall'individuazione, nel lontano '92, della presenza sui tracciati radar di un aereo che si nascondeva sotto il DC-9 Itavia. Tale presenza è il perno della definitiva ricostruzione del tragico evento". La presidente dell'Associazione, eletta al Senato, si dimette dalla Commissione Stragi, di cui era segretaria e che l'aveva vista in molte occasioni protagonista negli interrogatori legati alla vicenda di Ustica, perché "la sentenza-ordinanza è il raggiungimento di quella verità giudiziaria sulla tragedia di Ustica che l'opinione pubblica ha aspettato per 19 anni".

Viene a mancare Libero Gualtieri, presidente della Commissione Stragi nella X e XI legislatura, nella fase più concreta per la ricerca della verità, che qui vediamo protagonista di iniziative dell'Associazione. Così lo ricorda Daria Bonfietti: "Equilibrio, competenza, coraggio, determinazione: questi sono stati i termini più usati per richiamare un impegno civile e politico che inizia con la partecipazione alla guerra di Liberazione, si svolge nelle file del Partito Repubblicano, con un vincolo particolare con Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, prosegue nel Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, con un'attenta partecipazione ai problemi della sanità, e approda negli ultimi anni al Senato, con incarichi di grande rilievo, la responsabilità del Comitato di controllo dei servizi, della Commissione stragi, della Commissione difesa, con la militanza nelle file della Sinistra repubblicana prima e dei Democratici di sinistra da ultimo. Non credo che si possa negare che il nome di Libero Gualtieri è legato alla determinazione e al coraggio con i quali si è avvicinato e poi ha fatto sua la vicenda, allora in gran parte non conosciuta, di Ustica; quella vicenda, rimasta legata alla sua impostazione, frutto dell'impegno di equilibrio e competenza che gli sono stati sempre propri, ci lascia un grande messaggio, un grande insegnamento con la profondità morale del suo impegno civile che non è mai contro qualcosa, che non è partito mai da una precostituita impostazione ideologica ma ha affrontato i problemi soltanto con competenza ed equilibrio per approfondire, scandagliare, cercare le responsabilità".

Il giudice Priore chiude l'inchiesta sul disastro del DC-9 Itavia, gli atti sono a disposizione dei pubblici ministeri. Queste le richieste: rinvio a giudizio per quattro generali (Bartolucci, Ferri, Melillo e Tascio) con l'accusa di attentato contro organi costituzionali, per sei tra ufficiali e sottufficiali per falsa testimonianza. Per altri militari si chiede di non doversi procedere o perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto o per intervenuta prescrizione. I pm Salvi, Roselli e Nebbioso chiedono di non procedere per il reato di strage "perché ignoti gli autori del reato". I generali Nardi e Fazzino, coordinatori del Comitato studi per Ustica e del Centro studi militari aeronautici affermano: "Siamo di fronte all'ennesima incapacità da parte di alcuni magistrati di sottrarsi alla suggestione creata nell'opinione pubblica italiana da una scandalosa campagna di disinformazione sulla tragedia del DC-9". La "responsabilità morale" di Daria Bonfietti, "deriva dall'opposizione sua e dell'Associazione, con ogni pressione possibile sull'opinione pubblica e di conseguenza sulla Magistratura, all'esplorazione di ogni altra possibilità che non fosse quella del missile per identificare le cause della caduta del DC-9".
Nel dibattito che si sviluppa nel Paese va segnalato che il generale dei carabinieri Bozzo dichiara che il 27 giugno 1980 ha visto alzarsi in volo molti aerei militari dalla base di Solenzara, in Corsica, vicino alla quale era in vacanza. Gli aerei si sono alzati dalle 16 alle 24. Bisogna ricordare che la
Francia ha affermato che la base ha cessato ogni attività alle 17. "Negli anni '80, americani e francesi facevano nel Mediterraneo quello che volevano senza alcun controllo da parte italiana". Questo il giudizio del capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Mario Arpino alla Commissione Stragi. "All'epoca in Aeronautica c'erano dei cialtroni e di questo stiamo ancora oggi pagando un prezzo. Ma non per questo si deve crocefiggere un'intera forza armata". "È un anniversario molto importante, ci aspettiamo che la Magistratura ricostruisca con chiarezza quello che avvenne la notte del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica e sappia con altrettanta chiarezza, forza e determinazione trovare e indicare le responsabilità da perseguire penalmente". Lo sottolinea la senatrice Bonfietti, in videoconferenza tra Bologna e Palermo per il 18° anniversario della strage. I sindaci Walter Vitali di Bologna e Leoluca Orlando di Palermo annunciano un progetto culturale fino al 2000 "Bologna-Palermo, una linea non interrotta", a memoria delle vittime. Orlando afferma: "Rinnoviamo la richiesta di verità su una delle pagine al tempo stesso la più chiara e la più misteriosa della storia. Non si riesce a far rimarginare una ferita aperta tra lo Stato-apparato e lo Stato-comunità. È importante che Palermo e Bologna siano ancora qui, a riprova di una profonda collaborazione che oggi vogliamo ribadire con forza".
"Bologna e Palermo - ha risposto Vitali - hanno saputo reagire con determinazione al terrorismo e alla mafia. Quella notte c'era uno scenario di guerra nel cielo di Ustica. Tutto poteva essere conosciuto già all'indomani della tragedia, ma i troppi silenzi ci hanno portato a una sola certezza: la prima fase istruttoria si è conclusa e lo dobbiamo soltanto all'Associazione Parenti delle Vittime". In prima nazionale, è presentata a Bologna l'opera lirica "Unreported inbound Palermo", di Alessandro Melchiorre con testo di Daniele Del Giudice, che ripercorre in tempo reale gli istanti che hanno preceduto la deflagrazione.

Entro ottobre la Nato si impegna a rispondere a tutti i quesiti che sono stati posti dal giudice Priore; si tratta di un lavoro che richiede un particolare impegno perché le domande fanno riferimento a codici in vigore molti anni prima e non più in uso. È quanto assicura il segretario generale della Nato Javier Solana alla senatrice Daria Bonfietti che dà notizia dell'incontro e dei suoi esiti. "Voglio ringraziare ancora una volta il Governo italiano per il suo impegno nell'intera vicenda di Ustica e per aver reso possibile anche questo incontro, in cui ho potuto esprimere a Solana tutto l'apprezzamento per il contributo che la collaborazione Nato ha dato alle indagini sulla strage". Viene consegnato a Priore il supplemento di perizia radaristica, a integrazione di quella già depositata in giugno. Nei tracciati radar precedentemente esaminati erano emersi molti elementi di novità: in particolare, la presenza di tracce riconducibili rispettivamente a una portaerei in navigazione al largo di Ustica la sera del disastro e a un aereo militare definito "amico", ma di incerta nazionalità, che "procedeva - affermavano i periti - così vicino al DC-9 da mascherarsi al rilevamento radar". Altre due tracce sono individuate dagli esperti e fanno riferimento alla coppia di aerei militari F104 che hanno intersecato il velivolo dell'Itavia tra Bologna e Siena, salvo poi atterrare a Grosseto. Pur non sapendo dire quanti possano essere, i periti hanno, inoltre, definito "associabili a effettive tracce di velivoli non identificati" un'altra serie di plot "Il Governo continua a fare di tutto perché si sappia la verità su Ustica; anche nel caso in cui l'indagine del giudice Priore, che sta per concludersi, richieda altri passi." Lo afferma il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni concludendo a Faenza la rassegna "Teatri per la verità", che, con vari spettacoli in Romagna da febbraio a maggio, ha raccolto fondi a favore dell'Associazione Parenti delle Vittime.

Rosario Priore, dopo aver rigettato le conclusioni del collegio Misiti, cerca di indagare con sempre maggiore attenzione su quello che è avvenuto nei cieli e si affida a tre nuovi periti particolarmente esperti in radaristica, i professori Roberto Tiberio, Enzo Dalle Mese e Franco Donali. L'ex direttore del Sismi ammiraglio Fulvio Martini ha modo di considerare: "La dimensione evidentemente internazionale del caso Ustica rende difficile il raggiungimento della verità. Questa vicenda fa parte di un periodo nel quale probabilmente, soprattutto all'estero, non tutte le carte sono state messe in piazza. E ciò è spiegabile con il fatto che eravamo in un periodo di guerra fredda”. Si pensa allora all'aiuto della Nato: ci si rivolge ufficialmente al suo segretario generale, Javier Solana, per chiedere di agevolare l'acquisizione da parte delle autorità giudiziarie italiane di documenti classificati relativi alla strage di Ustica. "La risposta negativa del segretario generale della Nato rappresenta una pesante delusione per tutti coloro che attendevano elementi nuovi di conoscenza sulla strage di Ustica" afferma il senatore Massimo Brutti, presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato. Passi avanti verso la "declassificazione" di documenti della Nato sono compiuti a Bruxelles dopo un incontro tra Javier Solana e parlamentari italiani, il presidente della Commissione esteri del Senato Gian Giacomo Migone e Daria Bonfietti. In seguito, per l'intervento fermo e determinato del Governo Prodi-Veltroni la vicenda si sblocca positivamente e il presidente del Consiglio Romano Prodi può ricevere a Palazzo Chigi il giudice Priore, titolare dell'inchiesta, per affrontare le questioni inerenti le richieste dell'autorità giudiziaria all'Alleanza atlantica. Insieme con il giudice Priore è previsto che si rechino a Bruxelles i sostituti procuratori Giovanni Salvi e Vincenzo Roselli, che rappresentano nell'inchiesta la pubblica accusa. Ci sono, inoltre, i tre periti Roberto Tiberio, Enzo Dalle Mese e Franco Donali.

Mentre infuria un grande braccio di ferro per l'acquisizione della documentazione essenziale per lo svelamento di quanto accadeva nei cieli la sera del 27 giugno 1980, a Bologna è la cultura a tenere banco nelle iniziative per l'anniversario, quella cultura che sarà sempre al centro dell'impegno dell'Associazione. Attorno a Walter Veltroni, vicepresidente del Consiglio e ministro della Cultura, i rappresentanti degli enti locali, Walter Vitali, sindaco di Bologna, Vittorio Prodi, presidente della Provincia, Antonio La Forgia, presidente della Giunta e Celestina Cerruti presidente del Consiglio regionale, annunciano un evento teatrale che alla scrittura di Daniele Del Giudice unisce la musica del compositore Alessandro Melchiorre.
Dopo il rifiuto delle conclusioni del collegio Misiti, il giudice Priore continua nella sua indagine, scoprendo tra l'altro che componenti del collegio, Castellani e Picardi, hanno violato per lungo tempo il giuramento di procedere fedelmente nelle indagini, instaurando un rapporto con gli imputati. Continua invece il lavoro dei periti dell'Associazione dei Parenti delle Vittime, professori Pent, Vadacchino, Algostino, Cancelli e Tartaglia. Almeno tre velivoli si trovavano nelle immediate vicinanze del DC-9 Itavia, prima e dopo l'incidente: il ponderoso lavoro prende le mosse dal riesame completo dello scenario fornito dalle registrazioni dei due radar (Marconi e Selenia) situati a Fiumicino. Un riesame - spiega una nota dell'Associazione - che si è reso necessario per gli evidenti limiti della relazione dei periti d'ufficio, della quale, in particolare, vengono denunciati "errori di metodo e approssimazioni grossolane e incompleta utilizzazione di tutte le informazioni disponibili". Si uccide, impiccandosi a un albero in una zona di campagna vicino a Lecce, il maresciallo dell'Aeronautica militare Franco Parisi, di 45 anni, che era stato in servizio nel centro radar di Otranto (Lecce). L'uomo, che era sposato, aveva già lasciato il servizio da un paio di anni, per ragioni di salute. Nel settembre del 1994 era stato interrogato dal giudice Priore. Sembra che proprio il fatto di essere stato in qualche modo coinvolto nelle indagini gli avesse provocato un forte stato d'ansia che sarebbe poi stato all'origine della sua decisione di abbandonare l'Aeronautica. La sua posizione era diventata particolarmente difficile riguardo alla vicenda del Mig libico, infatti la sua deposizione poteva smentire la tesi ufficiale dell'Aeronautica.

"Fu un ordigno esplosivo collocato nella toilette a provocare il disastro del DC-9 Itavia che la sera del 27 giugno 1980 precipitò nel tratto di mare antistante l'isola di Ustica": queste le conclusioni all'unanimità del collegio internazionale di esperti (collegio Misiti) incaricato di stabilire le cause della strage La perizia conclusiva, 1.280 pagine raccolte in cinque volumi (più 24 allegati), viene depositata negli uffici del giudice istruttore Rosario Priore. È una conclusione totalmente in contrasto con le perizie "preparatorie": dalla perizia esplosivistica che aveva escluso un'esplosione interna, a quella chimica, che aveva giudicato improbabile l'esplosione interna e a quella medico-legale, giunta alle conclusioni che, in assenza di ustioni e di altre tracce, la morte era stata determinata da un'esplosione esterna. Anche l'analisi dei materiali ripescati in fondo al mare (ali, fusoliera, una parte di coda, vano della toilette, lavabo e tubo di scarico) e analizzati per accertare l'usura del metallo, conferma che sui reperti esaminati si riscontrano i segni tipici provocati da un'esplosione dall'esterno La Procura di Roma non condivide le conclusioni del collegio peritale. Il procuratore Michele Coiro e i sostituti Giovanni Salvi e Vincenzo Roselli affermano che "la parte conclusiva dell'elaborato peritale concernente l'ipotesi di esplosione interna è affetta da tali e tanti vizi di carattere logico, da tante contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio raccolto nella fase descrittiva e nelle perizie collegate, da essere inutilizzabile". "La relazione dei periti d'ufficio sulla sciagura di Ustica, depositata in luglio e favorevole all'ipotesi dell'esplosione di una bomba a bordo, è caratterizzata da povertà e assoluta carenza di metodo scientifico e la contraddittorietà del lavoro è tale da rendere 'inspiegabili' gli assunti della relazione stessa". Lo affermano i consulenti dell'Associazione (Algostino, Pent, Cancelli, Tartaglia, Vadacchino, tutti del Politecnico di Torino).

L'Avvocatura dello Stato deposita l'atto formale di costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio nel processo penale sul disastro di Ustica. L'iniziativa è stata proposta dal ministro della Difesa Salvo Andò in accordo con il presidente del Consiglio Giuliano Amato. Questo gesto ha un forte valore simbolico: ora il Ministero della difesa è contrapposto ai generali accusati, i quali, finalmente, non potranno avvalersi per la loro difesa della totale collaborazione di ogni struttura militare. Grandi nomi dello spettacolo italiano rispondono all'appello dell'Associazione per la raccolta fondi. Francesco De Gregori, Paolo Rossi, Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, David Riondino, Alessandro Bergonzoni, Lella Costa, Paolo Hendel e Massimo Rocchi si esibiscono gratuitamente in nome dell'impegno civile. Nove tra i più prestigiosi artisti del nostro Paese si impegnano per l'iniziativa "Teatri per la verità", ideata da Accademia Perduta/Romagna Teatri, in altrettanti teatri romagnoli. "Non sono solo canzonette ma la rivendicazione di diritti calpestati da tredici anni" afferma Daria Bonfietti nel presentare l'iniziativa. "È il segno che gli anni '80 sono definitivamente alle spalle - dice Ruggero Sintoni, uno degli organizzatori - il segno che è tornato il tempo dell'impegno civile e che le iniziative di valore politico, culturale e sociale non sono più fuori moda". La strategia della "disinformazione" nella tragedia aerea di Ustica è presentata in una ricerca a Palermo presso la cattedra di Sociologia della cultura della facoltà di Scienze politiche, di cui è titolare Salvatore Costantino. Con l'autore dell'indagine, Gianfranco Badami, partecipano a un dibattito Daria Bonfietti, il legale di parte civile Goffredo Garraffa e il giornalista Franco Nicastro. Il presidente della Regione Sicilia, Giuseppe Campione, osserva, in un messaggio, che nessuna ragione di Stato può e deve fare ombra sulla verità, anche la più scomoda, anche la più imbarazzante.

La sera del 27 giugno, alle ore 20, parte da Bologna un aereo per Palermo, alla stessa ora e con la stessa rotta del DC-9. Con il volo privato organizzato dall'Associazione, partono circa cento persone, fra cui alcuni parlamentari, rappresentanti delle associazioni di altre stragi, il sindaco di Bologna Walter Vitali, i rappresentanti di Provincia e Regione, esponenti sindacali e di diverse organizzazioni della società civile, giornalisti italiani e stranieri, fra i quali gli inviati dell'americana CBS e della stampa giapponese, i presidenti nazionali di ARCI e ACLI, Giampiero Rasimelli e Giovanni Bianchi. Il vignettista Sergio Staino dedica il disegno proprio a questo volo per la memoria. Alle 20:58, ora esatta della tragedia, molte barche a vela, organizzate da Uisp vela, raggiungono il luogo dove cadde l'aereo per consegnare al mare e idealmente ai morti messaggi portati da una staffetta di motociclisti partita da Bologna il 25 giugno. A bordo di una delle imbarcazioni, l'attore Corso Salani, protagonista del film "II muro di gomma" di Marco Risi, legge le frasi conclusive della sceneggiatura: "C'era la guerra quella sera".

Il giudice Priore emette comunicazioni giudiziarie nei confronti di generali ai vertici dell'Aeronautica: sono accusati di attentato contro l'attività del Governo, per averne impedito, in tutto o in parte, le prerogative e le attribuzioni. Si tratta di Lamberto Bartolucci, capo di Stato maggiore dell'Aeronautica all'epoca dei fatti, di Franco Pisano, subentrato fino all'aprile del '90, del generale Zeno Tascio, responsabile del Servizio informazioni operative segrete, del generale Corrado Melillo, dal 1985 sottocapo di Stato maggiore della Difesa, di Franco Ferri, sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica al momento del fatto, di Domenico Zauli, Giovanni Cavatorta, Claudio Coltelli, Adriano Piccioni e Giorgio Russo, oltre a Federico Benincasa Mannucci, capo del Sismi di Firenze. Mentre l'Aeronautica militare si dichiara "vicina e solidale" con i suoi uomini chiamati in causa, i familiari delle vittime di Ustica si costituiscono parte civile contro gli ufficiali "L'incriminazione dei militari ha dato una svolta molto importante alla vicenda. Ora chiediamo anche allo Stato di costituirsi parte civile nel processo perché è lo Stato stesso a essere stato ostacolato nel raggiungimento della verità". È la richiesta che Daria Bonfietti fa ufficialmente nell'incontro con il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, denunciando che l'Aeronautica ha cercato di allontanare in ogni modo la verità. Si stringe attorno all'Associazione la solidarietà della società civile: il Consiglio comunale di Palermo approva all'unanimità un ordine del giorno che "impegna il sindaco e la Giunta a costituire il Comune parte civile nei confronti degli imputati di alto tradimento". Si esprimono così anche il Comune di Mantova, il Comune di Bologna e gli enti locali dell'Emilia- Romagna. Per la Commissione Stragi "è possibile indicare al Parlamento le responsabilità dei poteri pubblici e delle istituzioni militari per avere trasformato una 'normale' inchiesta sulla perdita di un aereo civile con tutti i suoi passeggeri in un insieme di menzogne, di reticenze, di deviazioni, al termine delle quali alle ottantuno vittime se ne è aggiunta un'altra: l'Aeronautica militare. Le conclusioni stanno nei fatti: le vicende di Ustica e del Mig non potevano essere affrontate in modo peggiore. Non c'è stata innocenza".

È sempre più prezioso il contributo dei periti dell'Associazione. In una riunione al Politecnico di Torino i professori Franco Algostino, Mario Pent, Claudio Cancelli, Angelo Tartaglia e Mario Vadacchino presentano uno studio che afferma: "Dalle analisi della traiettoria del DC-9 abbattuto il 27 giugno 1980 a Ustica, ricavate dalle tracce dei radar di Fiumicino, si può sostenere, con buona probabilità, che un aereo ha volato in prossimità del DC-9 dell'Itavia per alcune decine di minuti prima dell'incidente". È una svolta importante per la ricostruzione del tragico evento. L'Associazione fa sapere di non poter più continuare, per mancanza di fondi, la propria azione nella ricerca della verità.
Esce il film "Il muro di gomma" di Marco Risi con la sceneggiatura di Sandro Petraglia, Stefano Rulli e del giornalista del "Corriere della Sera" Andrea Purgatori. La pellicola susciterà polemiche al festival di Venezia, otterrà un anno dopo il Nastro d'Argento per il miglior soggetto e il Premio Cinema per la pace nel 1993. Il giudice istruttore Rosario Priore, al quale sono affidati il procedimento penale per il disastro di Ustica e una parallela indagine sulla caduta di un Mig libico sui monti della Sila nel luglio del 1980, coordina una nuova fase delle operazioni di recupero che porta al ritrovamento della seconda scatola nera del DC-9: registra un volo totalmente regolare fino al momento del disastro. Inizia l'ascolto delle registrazioni delle conversazioni intercorse tra i diversi siti dell'Aeronautica nella notte della tragedia: attraverso i colloqui - mai prima purtroppo ascoltati - non soltanto si ha la ricostruzione, momento per momento, della tragedia, ma anche la conferma che durante i dialoghi è stato più volte affermato che vi era nella zona "un intenso traffico americano". In alcune occasioni qualche interlocutore chiede anche se nella zona sia confermata la presenza di una portaerei americana. Si scopre perfino che, nell'immediatezza dell'evento, l'ambasciatore Usa in Italia ha costituito un gruppo di indagine al quale hanno partecipato addetti dell'Ambasciata, il responsabile dell'Ufficio politico militare e il responsabile della CIA in Italia. Si tratta di un'iniziativa davvero inusuale! "Le attuali perizie - può ben affermare Daria Bonfietti - stanno confermando che è evidente, nelle registrazioni radar di Ciampino, oltre alla presenza di un aereo che attua una manovra di attacco, gia individuata molti anni fa dal tecnico statunitense John Macidull, quella di un altro velivolo sotto l'aereo civile. Viene così confermata la posizione dell'Associazione che ha sempre denunciato come sui cieli di Ustica ci sia stato un episodio di guerra. Ma diventa sempre più grave la responsabilità di chi questo episodio non ha saputo o voluto vedere". Dagli interrogatori negli Stati Uniti il giudice Priore ha la conferma che l'Ambasciata di quel Paese, nella giornata successiva al disastro, ha istituito un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato ufficiali dell'Aeronautica italiana, fornendo materiale che invece non è stato fornito alle commissioni italiane. Poi questi ufficiali non hanno informato le nostre autorità delle risultanze di tali indagini. Così si è lasciata diffondere la convinzione, cioè la "tragica ovvietà", che l'aereo fosse caduto per un cedimento strutturale.

Con la consegna della perizia Blasi sembra che davvero la verità cominci a farsi strada, ma gli stessi periti, richiesti di indicare tipo e caratteristiche del missile che, secondo la loro ricostruzione, ha colpito il DC-9 si dividono: ora Massimo Blasi e Raffaele Cerra, contraddicendo le precedenti conclusioni, propendono per la bomba a bordo e sono in disaccordo con gli altri, Carlo Romano, Leonardo Lecce, Mariano Migliaccio, Ennio Imbimbo. Intanto si susseguono notizie e indiscrezioni. Si suicida il maresciallo dell'Aeronautica Mario Alberto Dettori, che la notte della strage era in servizio al radar di Poggio Ballone (Grosseto): la moglie racconta che all'indomani della tragedia aveva affermato "è un casino, qui vanno tutti in galera ... abbiamo sfiorato la terza guerra mondiale", parlando anche del coinvolgimento di Gheddafi. Due elementi sono da segnalare: allʼindomani della tragedia nessuno aveva fatto cenno a una presenza libica e il nome del maresciallo non figurava nell'elenco dei militari dichiarato ufficialmente Altro elemento che dà l'idea della grande "confusione" sono le dichiarazioni dell'ammiraglio Flatley, comandante della Saratoga, nel porto di Napoli la notte della tragedia, che non chiarisce l'attività effettivamente svolta dalla portaerei, (un punto che rimarrà sempre non chiarito), né quello che abbiano effettivamente registrato i sistemi radar di bordo. Ricordiamo che nella notte della tragedia, nelle telefonate dei siti militari è presente l'inquietudine per la presenza di una portaerei dalla quale partono, secondo le indicazioni radar, degli aerei. Per il terzo anno successivo, in occasione dell'anniversario, i rappresentanti dell'Associazione incontrano il presidente della Repubblica Cossiga e questa volta le sue dichiarazioni suonano più esplicite: "M'hanno fatto fesso". Ne segue una vivace polemica, con la propensione del Quirinale a ridimensionare l'accaduto, parlando di travisamento del pensiero. Ma saranno poi le memorie dell'addetto stampa del Quirinale, Paolo Guzzanti, a darne la lettura effettiva. L'Associazione è sempre più al centro delle iniziative per tener vivo il bisogno di verità; per reperire fondi per sostenere la sua attività si rivolge all'opinione pubblica.
La Commissione Stragi, istituita nel 1988 e presieduta dal senatore Libero Gualtieri, trasmette al Parlamento la sua prima relazione riguardante la strage di Ustica. Il sottosegretario Giuliano Amato dichiara che il giudice Bucarelli gli aveva mostrato foto del relitto realizzate ben prima delle operazioni autorizzate di recupero. Scoppia una polemica, lo scontro è pesante e il giudice, per difendere la propria onorabilità, abbandona le indagini. Si arriva quindi alla nomina di Rosario Priore come giudice istruttore affiancato, con l'incarico di rappresentanti della pubblica accusa, dal procuratore aggiunto Michele Coiro e dai sostituti Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi. È una svolta storica, d'ora in avanti le indagini saranno ben diverse.

Il libro "Ustica: la via dell'ombra" viene consegnato al presidente della Repubblica. A cura di Flaminia Cardini, con un'introduzione di Antonio Giolitti, contiene scritti di Pietro Barrera, Daria Bonfietti, Sergio De Julio, Franco Di Maria, Romeo Ferrucci, Alfredo Galasso, Alessandro Gamberini, Goffredo Garraffa, Nicolò Lipari, Paolo Miggiano.
Per la prima volta ufficialmente la Magistratura scrive la parola missile come causa della tragedia di Ustica. I periti Massimo Blasi, Ennio Imbimbo, Leonardo Lecce, Mariano Migliaccio Carlo Romano, Raffaele Cerra, che erano stati nominati nel novembre '84 dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli, affermano: "Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l'incidente occorso al DC- 9 I-TIGI sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell'aereo. Allo stato odierno mancano gli elementi per precisare il tipo, la provenienza e l'identità del missile stesso". La qualità e la professionalità dei periti hanno permesso di riprendere l'attività che negli anni precedenti era stata svolta dalla Commissione Luzzatti, nominata, il 28 giugno 1980 a poche ore dal disastro, dal ministro dei Trasporti Rino Formica. Non mancano le reazioni polemiche. L'Aeronautica vede nella perizia "una chiave di interpretazione oggettivamente rivolta a coinvolgere la forza armata, gettando ingiustificato discredito sul suo operato". Interviene anche la Commissione governativa Pratis, nominata nel 1988 dal presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, che, pur nata per controllare le informazioni dai Paesi esteri, ritiene che l'aereo sia stato abbattuto da un missile, ma non scarta l'ipotesi di una bomba collocata a bordo.

Sui lavori di questa Commissione, in seguito, il giudice Priore avanzerà dubbi sulla correttezza degli esperimenti effettuati. Il 28 giugno sono incriminati per i reati di falsa testimonianza, distruzione di atti e favoreggiamento personale, ventitré tra ufficiali e avieri in servizio la sera del disastro in vari CRAM (Centro Radar Aeronautica Militare). Sono il maggiore Fulvio Salmè, i capitani Adulio Ballini e Avio Giordano e i marescialli Mario Sardu, Tazio Sossio, Salvatore Loi, Claudio Belluomini, Mario Di Giovanni, Giuseppe Gruppuso, Luciano Carico, Antonio Massaro, Pasquale Abate, Giuseppe Vitaggio, Salvatore Orlando, Sebastiano Muti e il sergente Giuseppe Gioia, in servizio presso il 35° Cram di Marsala. Erano invece in servizio presso il 22° Cram di Licola il tenente colonnello Gerardo Abbate e i marescialli Antonio di Micco, Gerardo Rocco, Lucio Albini, Tommaso Acampora e Gennaro Sarnataro. Una posizione a parte ha il tenente colonnello Mario De Crescenzo (Licola) per aver ordinato la distruzione dei tracciati radar.
Bisogna ricordare che, per la sentenza ordinanza del giudice Priore (1999), andranno a processo soltanto i vertici dell'Aeronautica Militare per il reato di alto tradimento che prevedeva fino all'ergastolo, mentre per tutti i restanti reati individuati scatterà, a venti anni dai fatti, nella maggior parte dei casi la prescrizione. Mentre infuria la polemica, il leader libico Mu'ammar Gheddafi scrive al capo dello Stato Francesco Cossiga stigmatizzando le manovre Nato nel Mediterraneo: "Non avete scordato certamente il delitto e la tragedia occorsa al DC-9 dell'Itavia, abbattuto il 27 giugno 1980, in cui hanno perso la vita decine e decine di vittime, a causa dell'aggressione e in conseguenza della presenza delle basi e delle flotte militari nel Mediterraneo". La Libia, d'altronde, fin dal necrologio pubblicato sul quotidiano "L'Ora" di Palermo nell'immediatezza della tragedia, ha sempre sostenuto che l'obiettivo dell'attacco al DC-9 era il suo stesso leader.

Riunione al Cairo degli oppositori libici. Gheddafi reagisce con una mobilitazione ai confini egiziani.